L’uomo moderno, auto-denominatosi Sapiens Sapiens, si è proclamato vertice assoluto dell’evoluzione, posizionandosi con arroganza al di sopra del regno animale. In questo delirio di superiorità, egli si crede il sovrano incontrastato del mondo, forte di un livello “umano” che considera ormai slegato dalle leggi della terra.
Tuttavia, sotto la maschera dell’intelletto, la realtà biologica resta immutata: l’uomo è, e rimane, un animale. Quel quid di intelligenza di cui si vanta non può riscrivere un codice ancestrale fatto di necessità primordiali che non accettano di essere soffocate.
Oggi, la costrizione sociale a vestire i panni del cittadino impeccabile e del dipendente automizzato sta producendo una frattura profonda. Questo allontanamento brutale dalle proprie origini sta trasformando l’essere umano in un ibrido robotico: un’entità non più senziente, ma programmata, sempre più distante dalla scintilla vitale creatrice.
LE 8 INFINITE ORE
Facciamo un passo indietro, partendo dall’ingresso dell’essere umano nella catena di montaggio sociale.
Siamo stati addestrati e convinti della “regola delle 8 ore”: l’idea che l’uomo abbia bisogno di 8 ore per dormire, 8 ore per svagarsi e 8 ore per lavorare. Questo dogma sociale ha guidato masse di lavoratori verso una vita sregolata e innaturale, accompagnandoli lungo tutta l’era moderna. Sembrava equo, dopotutto, suddividere la giornata in una modalità che potesse giovare a tutti: un tacito accordo tra Stato e individuo.
Peccato, però, che le 8 ore di lavoro diventino facilmente 9 o 9 e mezza se includiamo la pausa pranzo, e aumentino vertiginosamente fino a 10 o 12 qualora il posto di lavoro sia lontano da casa. Se poi aggiungiamo qualche straordinario, la situazione si sbilancia completamente: le ore di svago vengono ridotte all’osso e quelle di sonno risultano sempre insufficienti. A ciò si aggiunge il complicato regime burocratico, che sottrae ulteriore tempo libero da investire in controlli fiscali, documenti, buste paga e scadenze da sistemare.
Ecco allora che l’uomo, per stare al passo con le richieste lavorative, ha iniziato ad allontanarsi inesorabilmente dalla propria natura, avvicinandosi giorno dopo giorno a uno status caotico, routinario, obbligato, robotizzato e schiavizzato.
Impossibile fermarsi, impossibile uscirne. Non sono ammessi rallentamenti, indisposizioni o cambi di rotta. Le 8 ore sono così diventate un loop temporale: esattamente come il numero 8, se ruotato, rappresenta l’infinito.
L’ISTINTO RECONDITO
Se l’istintiva natura umana prendesse piede, comprendendo di essere in un’invisibile gabbia chiamata Sistema, si ribalterebbe la situazione in un baleno.
La natura è proprio questo, istinto. Istinto e ricerca dei propri bisogni, ascoltare il corpo e le voglie, anche le più intime. Dopotutto si è sempre trattato di questo: la voglia di carne, intesa anche come corporalità, cioè tutto quell’insieme di bisogni atavici che non ci fanno smettere di desiderare cibo animale sostanzioso, sesso, riposo, calma, respiro a pieni polmoni, acqua fresca e pura. Non è possibile negare tutto questo, ma spesso appare come un reato pensare e dichiarare apertamente di avere fame al lavoro, di volere dormire o riposare gli occhi e la schiena stanca, di strapparsi la cravatta di dosso e mollare tutto. Come abbiamo già visto nel capitolo dedicato, siamo stirpe di Pan, abbiamo gli stessi bisogni primitivi con i quali siamo stati creati, è la nostra matrice, il nostro programma. Siamo figli dei boschi, creature “dannate” che dovrebbero dare sfogo ai propri impulsi e vivere senza rimorsi. Se davvero fossimo superiori agli animali, la nostra maggiore intelligenza e il senso del giusto e dello sbagliato dovrebbero donarci una piena consapevolezza della natura, portandoci ad apprezzare le creature che la popolano e a valorizzare il cibo e le risorse che da essa possiamo trarre.
A differenza di un leone che caccia senza pietà e divora avidamente la sua preda, l’uomo possiede l’acutezza e la sensibilità per individuare, all’interno di un branco, l’animale “sacrificabile”: l’esemplare adulto o più vecchio, isolato e con minori possibilità di riprodurre la specie. Come avveniva tra gli indiani d’America, l’animale veniva ucciso procurando la minore sofferenza possibile e consumato con rispetto, ringraziandolo e valorizzando ogni sua parte.
Questa è la vera differenza tra uomo e animale: il raziocinio.
Durante alcune celebrazioni nel mondo antico, come i Baccanali greci, i Saturnali romani, lo Yule norreno e molti altri, le persone festeggiavano in gruppi orgiastici dove gli istinti animali venivano rilasciati. Tutto era concesso: sesso sfrenato, banchetti con carne e vino in quantità, balli e canti rumorosi, ogni cosa che portasse al piacere fisico e mentale. Queste feste, ad ogni modo, erano concesse solo per pochi giorni l’anno, con il primario scopo di dare una valvola di sfogo all’essere umano (chi comanda l’uomo, conosce benissimo la sua natura e suoi punti deboli). Data l’occasionalità di simili rituali, quando avvenivano erano portati all’eccesso e questo, con l’avanzare dell’epoca moderna, risultò peccaminoso e antisociale. Pian piano dovettero esserci altre regole. Il vincolo della carne doveva essere smorzato.
Fu così che, con l’incalzare dell’influenza della Chiesa, tali feste furono trasformate nei “sacrileghi e illegali” Sabbat (in realtà mai esistiti così come vengono descritti) o mitigate e rielaborate come feste cristiane.

BACCO, TABACCO E VENERE
“Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere” è un famoso detto popolare con cui l’uomo viene messo in guardia contro l’abuso di alcol, fumo e lussuria. Per secoli — e in misura minore ancora oggi — questo avvertimento ha funzionato come un campanello psicologico volto ad allontanare il vizio dalla mente dell’uomo. È una frase forte, quasi una condanna ripetuta nel tempo.
Anche se applicata agli eccessi può avere un significato di avvertimento in buona fede — quindi un invito a non bere e fumare troppo e a non lasciarsi travolgere da relazioni che possono portare alla rovina — è necessario tornare indietro nel tempo per cercare l’origine di questo detto. Ci troviamo infatti davanti all’ennesima trasformazione di qualcosa di molto più antico e profondo.
La frase originale deriva da un proverbio latino: “Sine Cerere et Baccho, friget Venus“. Tradotto significa: “Senza Cerere e Bacco, Venere ha freddo”. In altre parole: senza cibo e vino, Venere — intesa come amore, passione e forza vitale — si raffredda. Senza sostentamento e senza i bisogni primari soddisfatti, la vita stessa si indebolisce e tende a spegnersi.
In questa prima versione si può notare come il tabacco non venga nemmeno menzionato, anche perché non esisteva in Europa fino alle prime importazioni dalle Americhe. Un aspetto importante e poco conosciuto riguarda inoltre il vino dell’antichità. Dopo la fermentazione dell’uva, non veniva consumato puro come oggi: veniva invece diluito fino a quattro volte e talvolta miscelato con miele, aromi, resine e perfino acqua di mare. Il risultato era una bevanda idroalcolica molto più tollerata dall’organismo e persino nutritiva. Il vino moderno apparirebbe quindi, agli occhi degli antichi, come un prodotto ancora “grezzo”, troppo forte e potenzialmente pericoloso.
Cerere era la dea dei campi e delle coltivazioni — da cui deriva anche il nome dei cereali — ed è in qualche modo un’altra manifestazione del principio agricolo legato a Saturno, che con la falce miete il grano per donarlo all’uomo. Bacco, invece, era anche Dioniso. Secondo il mito, nella sua prima apparizione nell’epoca dei Titani, venne smembrato e divorato da essi, diventando simbolicamente parte della loro stessa essenza.
Il vino diventa così rappresentazione del sangue, mentre il pane rappresenta il corpo, esattamente come avviene nell’eucaristia cristiana. Ancora una volta la stessa struttura simbolica si ripete: ritorna il legame profondo tra l’uomo e la “carne” della terra da cui trae nutrimento e vita.
IL CAMBIO DI PARADIGMA
Nei secoli la figura di Pan è stata sostituita da quella del Dio biblico, mantenendo di base la stessa trama (siamo stati fatti a sua immagine e somiglianza), ma con un’altra morale e insegnamento, poiché rispetto alla divinità caprina e selvaggia di Pan, ora si contrappone l’archetipo del Dio perfetto, indissolubile, ligio, casto, ordinatore. L’uomo viene così trasformato in un essere che per essere puro, degno e accettato dalla civiltà moderna, dovrà privarsi della sua natura animale e dei suoi bisogni innati, ora bollati dalla religione come vizi capitali.
La condanna è implacabile, farebbe paura a chiunque, ci hanno anche dedicato un tomo cardine della nostra storia, la Divina Commedia, dove ci vengono illustrati fin da ragazzi i gironi dei dannati, coloro che hanno peccato di superbia, gola, invidia, accidia, lussuria, ira e avarizia, ora finiti per sempre a soffrire all’inferno.
Allo stesso, però, il Sistema ti tenta in ogni modo possibile, rendendoti suo schiavo in cambio di ricatti e sensi di colpa:
- ti ingolosisce con schifezze alimentari e cibo spazzatura, ti mantiene gli scaffali dei supermercati pieni di cibo derivante dallo sfruttamento di campi e allevamenti di tutto il mondo, ti benedice promuovendo sacrifici, abbondanza e spreco durante le feste religiose;
- ti vincola alla monogamia ma ti vende prostituzione attraverso i media, incatenandoti a vincoli più economici che sentimentali;
- ti fa credere di volere oggetti che non ti servono, facendoti provare invidia per chi può permetterseli;
- ti fa sognare soldi dall’inizio alla fine della tua carriera, costringendoti a tenere stretti tutti i centesimi risparmiati;
- ti richiede di essere superiore e competitivo agli altri, perché solo così puoi fronteggiare il terreno di battaglia quotidiano;
- l’ira è solo una conseguenza a tutte le mancanze, le sconfitte e le frustrazioni indotte.
Ad essere puniti non sono quindi quei farabutti, ladri, spilorci, assassini e carnefici che comandano i popoli, bensì i comuni esseri umani solo perché esistono ed esprimono la propria natura. Sebbene, viene detto, che Dante faccia riferimento agli eccessi, durante la nostra crescita da bambini a ragazzi, siamo tenuti a confessarci per ognuno di questi peccati, anche se marginali o addirittura se ne abbiamo fatto solo pensiero. Qualsiasi cosa definita impura dal sistema ecclesiastico viene condannata, tappata, redarguita. I desideri carnali vengono taciuti, a scuola, in chiesa, tra le mura domestiche.
L’ANIMALE INCATENATO
L’individuo è stato così abilmente prelevato dal suo mondo antico, ripulito, indottrinato e messo in ghingheri con addosso una maschera dal peso incredibile. Ora è incatenato in un limbo casa/lavoro, ad alimentare un Sistema fagocita, in cambio del solo tempo e risorse necessarie a sopravvivere. Molti si adattano bene in questo loop, altri ne sono talmente assuefatti da non farne più a meno, lavorano inesorabilmente e, anche dopo turni e orari interminabili, ridono, scherzano, si mostrano forti e volenterosi, anche se ormai hanno gli occhi crepati tra sigarette, caffè e beveroni chimici. Non sono più leoni predatori, ma docili canarini che fingono di avere la criniera. Dentro di loro cresce una malattia parassitante, che li prosciuga mantenendoli in vita quanto basta per arrivare alla pensione, momento della vita che rappresenterà anche la fine della loro motivazione, non avendo più obiettivi e non avendo coltivato negli anni alcuna passione oltre al lavoro. Essi continueranno a mantenere un ritmo alienante anche durante la vita domestica, scadenzati da orari fissi e cose ordinarie da fare, anche se inutili. Non c’è più ritorno alla normalità, solo una vita più equilibrata ma sempre sistematica.
Gli animali sono programmati dalla natura per semplici ma determinanti funzioni, gli erbivori mangiano gran parte del giorno e riposano in comunità la rimanente parte, il tutto seguendo cicli lenti scanditi da un naturale decorso del tempo. I carnivori mangiano invece poche volte, magari anche una volta alla settimana, riposando per tutto il resto del tempo e, anche nel loro caso, formando comunità. C’è anche anarchia e crudeltà nel mondo animale, una folle guerra che non ha mai fine, giusta o sbagliata che sia, ma definita dal divino architetto. E questo, non c’è modo di cambiarlo.
L’uomo prova le stesse sensazioni e necessità, ma le sopprime continuamente, annichilendosi e ammalandosi, mentalmente e fisicamente.
L’impatto vegano e pseudo spirituale di cui è stata investita la società non ha fatto altro che peggiorare le cose. La carne è accusata di tumori, la verdura sempre più sponsorizzata. La spiritualità spinta tenta di portare l’uomo verso questo percorso anemico, facendolo dimagrire di peso e istinto primordiale e predatorio. Mentre le élite si assicurano di nascosto i loro allevamenti privati di prezioso bestiame, alle persone propongono sul piatto d’argento frutta e verdura talmente industrializzata e precisa, da sembrare uscita da un laboratorio, oltre che ad avere un sapore ben lontano dalle specie originali. Una volta che la dieta vegana avrà il sopravvento e la carne completamente discriminata o troppo costosa, verranno introdotti con maggiore impatto rispetto ad ora, larve ed insetti.

Sempre più gracile e inerme, l’uomo ha imboccato una strada pericolosa che lo porterà verso il nuovo mondo digitale, interfacciato a macchine e costretto a svolgere compiti in cui l’intelletto non è più richiesto e gli istinti ormai resettati, modificati in qualcos’altro di innaturale. Per i giovani che crescono ora in questa società, sarà già del tutto naturale questa situazione, lo si avverte palesemente osservandoli: chinati con sguardi persi, assorbiti da monitor di cellulari e tablet, distratti dal mondo circostante, assenza di empatia, zero conoscenza della natura, affamati di zuccheri e cibi processati, assuefatti da integratori e farmaci. Nessuno sa ancora se l’uomo verrà letteralmente ibridato da macchine, ma per accadere questo l’uomo dovrà fare un salto di specie, una nuova razza che non abbia più impulsi animali, annichilita, castrata, dematerializzata, incapace di reagire e provare sentimenti. Le emozioni saranno gestite da algoritmi, la carne solo un codice come tanti altri e il sangue un fluido dove scorrerà silicio. La natura andrà avanti da sola, distante, mentre le foreste e il mondo reale esterno saranno sostituiti con simulazioni.
Il vincolo della carne non verrà spezzato con l’imposizione e la violenza, ma lentamente sciolto e dimenticato, un’inesorabile transizione al cui termine nessuno più si ricorderà di essere stato un animale e, neppure, un essere vivente.












