Quando si parla di Cthulhu, la mente corre immediatamente a Howard Phillips Lovecraft (1890–1937) e al suo celebre Ciclo di Cthulhu. Questo essere cosmico, descritto come una creatura tentacolare addormentata negli abissi oceanici, è diventato un’icona della letteratura horror e della cultura pop. Ma la domanda che sorge spontanea è: Cthulhu nasce unicamente dalla fantasia di Lovecraft o ha radici più profonde, connesse a miti antichi e a simboli esoterici?
RADICI MITOLOGICHE E SIMBOLICHE
Se osserviamo attentamente, la figura di Cthulhu richiama numerosi archetipi universali. Somiglia alle divinità abissali mesopotamiche come Tiamat, il drago primordiale che emerge dal caos acquatico. Evoca il Leviatano biblico, mostro marino simbolo del caos e della distruzione divina. Richiama le divinità oceaniche del folklore polinesiano e melanesiano, incarnazioni della forza incontenibile del mare. Persino nella gnosi antica troviamo echi simili: gli arconti, esseri ibridi e mostruosi che imprigionano l’anima umana.
Lovecraft, pur dichiarandosi materialista e razionalista, sembra aver attinto inconsciamente a questo bacino mitico universale. Il suo Cthulhu non è soltanto un’invenzione letteraria, ma un modello dell’inconscio collettivo: la personificazione del caos informe che minaccia di irrompere nella fragile realtà ordinata dell’uomo.
IL LINGUAGGIO DI LOVECRAFT
La famiglia di Lovecraft proveniva dalla borghesia protestante del New England, con radici inglesi, ma senza legami documentati con logge o ordini. Tuttavia, non possiamo ignorare il contesto culturale in cui visse: il primo Novecento era un’epoca segnata dall’attività di logge massoniche, circoli teosofici e gruppi occultisti.
Alcuni dettagli fanno pensare che Lovecraft, pur senza appartenenze formali, abbia elaborato un linguaggio affine a quello esoterico: l’invenzione di nomi come Necronomicon, Nyarlathotep o Azathoth, che rievocano lingue e codici arcani; la costruzione di un intero “pantheon alieno” nascosto dietro il velo della realtà; il ricorso a simboli terrifici che ricordano i metodi delle società segrete, abituate a celare il senso dietro immagini incomprensibili al profano.
Possiamo quindi ipotizzare che il suo universo narrativo sia stato, consapevolmente o meno, un riflesso delle stesse verità occulte trasmesse nei linguaggi iniziatici.
I MOSTRI TENTACOLARI
Perché, ancora oggi, così tante opere moderne ripropongono il tema del mostro tentacolare? Da Hellboy a The Mist di Stephen King, fino a film e serie in cui creature cosmiche cercano di invadere la Terra, i tentacoli sono diventati il simbolo privilegiato dell’ignoto.
Il motivo è semplice: il tentacolo rappresenta il caos che penetra. È flessibile, inafferrabile, senza ordine, simbolo della perdita dei confini e del dissolversi delle barriere. È la forma perfetta per incarnare una forza aliena che invade il nostro mondo razionale.
In chiave esoterica, i tentacoli sono le emanazioni del caos primordiale che cercano di lacerare il velo della realtà. Non a caso, nella cultura contemporanea, la piovra o il polipo sono spesso associati al potere occulto che si estende ovunque: un’entità che soffoca, avvolge, penetra ogni spazio, distruggendo confini e individualità.
I TENTACOLI COME PLASMA ETERICO
Secondo alcune teorie controcorrenti, il firmamento non è soltanto un concetto biblico o poetico, ma una vera e propria barriera che separa il nostro mondo da altre dimensioni. Durante i cambi di era, questa barriera si incrinerebbe, permettendo a energie esterne di entrare nella nostra realtà.
Queste energie sono descritte come plasma eterico: una sostanza instabile, viva, capace di creare e distruggere. I tentacoli, in questa visione, diventano la rappresentazione visiva del plasma che allunga i suoi filamenti dentro il nostro piano di esistenza.
Quando il plasma penetra, le conseguenze sono devastanti. L’atmosfera si altera, provocando fenomeni simili a una depressurizzazione; i sopravvissuti subiscono danni profondi, perdendo vista, udito o parola. Non è un caso che in molte narrazioni post-apocalittiche compaiano popolazioni mute o incapaci di comunicare.
RESET CICLICI
Molti miti parlano di cicli cosmici scanditi da distruzioni e rinascite: le età del mondo indù, i cataclismi narrati da Platone, i diluvi biblici. In questa prospettiva, il plasma eterico non è soltanto distruttore ma anche forza generatrice. Cancella ciò che non può resistere al suo contatto, ma al tempo stesso rigenera, aprendo un nuovo ciclo. È perciò al tempo stesso mostro e divinità, caos e principio vitale.
Cthulhu, allora, può essere interpretato come la maschera mitica di questo processo cosmico. I suoi tentacoli incarnano le emanazioni energetiche che perforano il firmamento. Il suo risveglio coincide con i grandi reset della Terra. Il suo ruolo è doppio: creatore, perché porta nuova energia e nuovi cicli; distruttore, perché annienta ciò che non sopravvive al contatto con il plasma.
DECODIFICA AL CINEMA
Molte opere contemporanee sembrano ripetere questo schema in maniera quasi rituale. I mostri tentacolari rappresentano il plasma che filtra (come l’incorporeo Mind Flyer della serie Stranger Things); le popolazioni private di uno o più sensi simboleggiano l’umanità mutilata dall’impatto cosmico; i protagonisti sopravvissuti ma trasformati diventano figure iniziatiche, uomini che hanno “visto troppo” e non possono più percepire il mondo come prima. Spesso, per sopravvivere alla catastrofe esterna, le persone sono costrette a nascondersi sottoterra e in grotte, potendo riemergere dopo un tempo talmente lungo da averne cambiato la fisionomia.
Dove appaiono mostri tentacolati, c’è sempre una trama in cui l’essere umano viene traumatizzato psichicamente, l’energia con cui viene investito può arrecargli poteri, ma anche dolore, menomazione o pazzia.
Forse non si tratta soltanto di intrattenimento. Forse cinema, fumetti e letteratura stanno riproponendo inconsciamente — o per volontà di chi conosce i linguaggi simbolici — l’antico mito del contatto col caos esterno, della distruzione ciclica e della rinascita.


SIMBOLOGIA IN “HELLBOY”
A prima vista Hellboy può sembrare solo un fumetto trasformato in film, con mostri, demoni e un protagonista ribelle dal cuore buono. Ma se lo analizziamo, ci accorgiamo che la trama e i personaggi attingono a un immaginario antico, in cui si intrecciano archetipi cosmici, mitologie millenarie e persino echi di dottrine occulte.
Il cuore di questa lettura è semplice ma potente: Hellboy rappresenta Saturno/Satana e il suo destino è legato a quello dei “Grandi Antichi”, figure che ricordano da vicino Cthulhu e i distruttori cosmici di ogni mitologia.
Il protagonista, evocato attraverso un rituale nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, porta con sé già nel design tratti saturnini. Le corna, seppur limate per scelta personale, rimandano al simbolo del dio cornuto, signore dei cicli naturali e delle soglie. La sua pelle rossa e la forza fisica straordinaria non lo collocano soltanto come un “demone”, ma come un essere liminale: non del tutto umano, non del tutto mostruoso.
La sua caratteristica più significativa è la Mano Destra del Destino. Non è un’arma in senso classico, ma una chiave cosmica (fatta di pietra “magica”). È lo strumento che, se attivato, apre il portale per richiamare entità esterne al nostro mondo. In questo Hellboy non è diverso da Saturno: il pianeta-limite del cosmo visibile agli antichi, guardiano della soglia e signore del tempo che divora, colui che chiude i cicli e segna l’inizio delle nuove ere.

Hellboy è quindi il Saturno vivente: portatore della distruzione annunciata, ma anche dotato della libertà di scegliere se compiere o meno il proprio destino.
Un nodo simbolico di grande rilievo nella narrazione è rappresentato dal rapporto tra Hellboy e la sua compagna Liz Sherman. Lei possiede un potere singolare: la capacità di evocare un fuoco blu. A prima vista questa caratteristica può sembrare un semplice espediente narrativo, quasi privo di connessione con la trama principale. In realtà, il fuoco blu di Liz ha un valore preciso: bilancia il fuoco rosso di Hellboy, creando il confronto tra due polarità fondamentali. Il rosso richiama la materia, la forza bruta e il destino distruttivo; il blu rimanda invece allo spirito, alla purificazione e alla possibilità di rigenerazione.
La loro unione non è solo romantica, ma diventa necessaria per impedire che il potere di Hellboy apra definitivamente il portale e liberi l’essere tentacolare, il distruttore di mondi che attende oltre la soglia. Se una delle due polarità prevalesse, l’equilibrio si spezzerebbe e la forza caotica ne approfitterebbe per irrompere, riportando il mondo al caos primordiale.
Spesso gli occhi di queste creature vengono anch’essi rappresentati rossi o blu, addirittura talvolta si modificano durante il film (come nel caso del “Cthulhu” di Skyline), proprio ad indicare il cambio della polarità che ha innescato “l’Apocalisse di plasma”.

CONCLUSIONE
Cthulhu non è soltanto un mostro nato dalla penna di Lovecraft, ma un simbolo universale che unisce mito, esoterismo e cosmologia alternativa. I suoi tentacoli non sono altro che filamenti di plasma eterico che penetrano il firmamento nei momenti di reset, destabilizzando civiltà e generando nuove ere.
E forse il proliferare di queste immagini nel cinema e nelle serie non è casuale: potrebbe essere il riflesso di una verità che riaffiora ciclicamente, un antico avvertimento sul potere distruttivo e creativo dell’energia cosmica che vive oltre la barriera del cielo.
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